Fanfic zone ~

Reply
The Best Part Of Me, D.Gray Man
view post Posted on 9/10/2009, 21:44Quote
Avatar

La Temperanza

Group: Scrittori ~
Posts: 1447
Location: Emereka (il Paradiso)


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 13:37


Ok, non trovo una faccina che faccia capire...
(Immagina una faccina più "sognante" e mettila qui... ^_^ )

Ti ringrazio moltissimo!!! :D :D :D :D

Mi fa piacere pensare che partecipi della sorte di Vivy!!! I personaggi originali fanno sempre fatica ad accattivarsi il pubblico... ^_^


CITAZIONE
e ovviamente con Tyki vicino come minimo si dimenticherà che era una suora XD

... Chiunque scorderebbe anche il concetto di "castità"... :shifty: :shifty: :shifty:
Però, come puoi immaginare, la cosa sarà molto più complessa di quanto si potrebbe... emh... sperare...
*risata malvagia*

La verità è che io sono parecchio SADICA nei confronti dei protagonisti, ma in tutte le storie che scrivo...
Qui però dò il meglio...
(Infatti temo sempre che mi arrivino minacce di morte, ma per fortuna per ora... :P )

image


image image image

image image

imageimage
imageimage
 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 9/10/2009, 21:58Quote
Avatar

Nell'ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla. [Virginia Woolf]

Group: Founder ~
Posts: 2820


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 22:01


per ora muahahah XD
no vabbè, è normale essere sadici, perchè le storielle a lieto fine con il tutti felici e contenti perchè sono belli e gentili...sono fuori moda! vogliamo la fatica, il desiderio di riscatto del personaggio...è questo che attira il lettore ed è questo che tu proponi^^

 
P_MSG P_EMAIL Top
view post Posted on 9/10/2009, 22:05Quote
Avatar

La Temperanza

Group: Scrittori ~
Posts: 1447
Location: Emereka (il Paradiso)


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 13:37


... Attenta che poi cito queste stesse parole per difendermi dal tuo (abituale, mi sembra di capire) lancio di polpette... :lol: :lol: :lol: :lol:

Emh... Comunque, piccolo avviso...
...
Io non sono per il lieto fine...
Almeno, non nel senso comune del termine... :shifty:
*adesso viene bannata*

In effetti consideravo io stessa un po' mielosa quella one-shot del cavaliere e della dea perchè per me è un inusuale lieto fine... Emhh...

image


image image image

image image

imageimage
imageimage
 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 9/10/2009, 22:07Quote
Avatar

Nell'ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla. [Virginia Woolf]

Group: Founder ~
Posts: 2820


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 22:01


blava blava, sei discletamente accettuata *se la tira* Ma dai, le polpette volanti sono a portata di tutti e poi credo sia nato da ViolaXD comunque il lieto fine è soggettivo, perchè come a te può sembrare sciocco per gli altri è un capolavoro

 
P_MSG P_EMAIL Top
view post Posted on 9/10/2009, 22:28Quote
Avatar

La Temperanza

Group: Scrittori ~
Posts: 1447
Location: Emereka (il Paradiso)


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 13:37


Ok... Allora posso sperare di non subire rappresaglie... :D :D :D

image


image image image

image image

imageimage
imageimage
 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 26/10/2009, 10:23Quote
Avatar

La Temperanza

Group: Scrittori ~
Posts: 1447
Location: Emereka (il Paradiso)


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 13:37


Bentornati a teatro...!!!! :D :D :D



Capitolo 6

Remember and forget



“Nel cogliere il frutto della memoria si corre il rischio di sciuparne il fiore.”
(J. Conrad)







Mi aspettavo che arrivasse su di noi come un uragano improvviso, determinato, saldo, sicuro e implacabile e io non facessi neanche in tempo a capacitarmi di quello che avevo visto, della sua presenza. Sarebbe arrivato subito a salutarmi, a venire a conoscere la sua cugina appena arrivata, mi avrebbe proposto il suo solito sorriso sghembo da ragazzotto furbo, anche se condito di mille maniere e forse di allusioni alla famiglia, mettendomi per divertimento in seria difficoltà con il mio impresario. Credevo decidesse di fare un’entrata in scena clamorosa e spettacolare, come si addice al personaggio che tutti aspettano, ma che resta nell’ombra, per poi arrivare solo all’ultimo sotto i riflettori, sicuro comunque di essere accolto da un applauso scrosciante.
Forse conoscevo troppo poco di lui per azzardare simili ipotesi, in effetti.
Al contrario di ogni mia immaginazione, ci guardò qualche momento con curiosità, poi si fermò, come incerto, a pochi metri da dove ci trovavamo io e il signor Retino. Il suo sguardo vagava tutt’intorno per l’androne del teatro, ma con discrezione, e lanciando di tanto in tanto occhiate vaghe e brevi verso di noi.
Quella sua reazione mi lasciò tantissimi dubbi, come logico da parte sua. Mi chiesi se davvero sapeva chi ero. Anche se il pensiero che mi riconoscesse come la suora scorbutica di quella volta mi emozionava e preoccupava insieme…

Retino non si era minimamente scostato. Mi fissava insistentemente e restava impalato di fronte a me:
- Cosa significa che non ne siete sicura…? -
La domanda calò come una pietra sullo scorrere libero dei miei pensieri.
- Quello che ho detto… Io… Potrei sbagliarmi credendo di conoscerlo… - commentai, forse lasciando trasparire in parte la verità, per quanto non lo desiderassi. La mia voce appariva probabilmente più bassa del necessario, ma, poiché continuavo a guardare con la coda dell’occhio il ragazzo alle sue spalle, avevo l’immotivata paura che riuscisse a sentirci.
- Impossibile. Si vede dalla vostra espressione che sapete perfettamente chi sia. - mi interruppe serissimo. Era impossibile per lui comprendere il senso remoto delle mie parole.
Però quel suo commento mi inquietò. Finii per concentrare tutta la mia attenzione sul mio interlocutore, distraendomi infine da quell’osservazione furtiva:
- Che cosa vi vedete? Ho una faccia strana? – chiesi, preoccupata.
- Be’… - si lisciò i baffi con la mano inguantata di nero, assumendo l’aria di chi la sa lunga – Prima di tutto è chiaro che non è la prima volta che lo vedete… Ecco, ne siete come ammirata e ammaliata… Ma non come chi vede per la prima volta un buon partito… Che quello è sicuramente un buon partito, se mi date retta… -
- Lo so… - sussurrai, dando voce ad un pensiero improvviso che mi era passato per la testa.
Il mio capo annuì, sorridendo con gentilezza del mio rossore.
- Date l’idea di averlo aspettato a lungo… E contemporaneamente di essere sorpresa della sua presenza… - ma il suo sguardo si fece scuro - Allo stesso modo credo che lo temiate profondamente, quasi da avere paura di avvicinarlo… Ho ragione? –
Gli sorrisi, ma forse un po’ di amarezza era trasparsa sul mio volto. Aveva pienamente ragione. Questo incontro mi preoccupava più di ogni altra cosa. Fossero stati altri membri della mia famiglia la vicenda avrebbe avuto un’importanza relativa. Ma di fronte a lui, di fronte a Tyki, non potevo assolutamente sembrare inquieta, ma felice. Era necessario.
- Come fate a capire così bene le persone, signor Retino? –
- Signorina mia! – esclamò ridendo di gusto – Potrei spiegarvi per filo e per segno tutti i segnali e le indicazioni che ho letto nella vostra espressione… Ma, per farla breve, dirò solo che sono molto più vecchio di voi e che conosco bene il mondo! – di nuovo si voltò leggermente a studiarlo, poi aggiunse – Devo solo essere sicuro che vogliate che si avvicini... Altrimenti posso difendervi, Victoire… -
Era gentile da parte sua, ma assolutamente fuori luogo.
- No, no. Non ce n’è bisogno, signore. Non è un pericolo per me. E’ solo che mi preoccupa quello che avete detto… Perché vedete, non è questo mio timore che voglio trasmettergli… Non voglio che veda questo in me ora… -
- Voi siete una donna estremamente sincera, Victoire. Non riuscite a nascondere ciò che provate. – commentò sicuro, annuendo tra sé.
- Ma signor Retino… -
- Be’, potete sempre recitare una parte se questo vi rende felice. Ma volete mostrarvi per come siete o per come gli altri potrebbero preferirvi? – aggiunse, risoluto.
Per tutta risposta non potei fare altro che abbassare gli occhi, colpevole.
Scosse la testa, vedendomi così dispiaciuta e soggiunse subito: - Perdonatemi la ramanzina, signorina Victoire. Non conosco neanche cosa vi lega a quel giovane e mi metto a farvi la morale. Del resto sono solo un vecchiaccio vecchia maniera… -
- Non dite così! – esclamai, sincera – Non lo penso per nulla! Anzi, avete ragione! Grazie! –
Lui sorrise gentilmente: - Meno male! Mi fate felice! – poi abbassò la voce – Credo comunque che il vostro conoscente stia aspettando che me ne vada per venire a salutarvi… Ditemi quando siete pronta e vi lascio… -
Non sapevo cosa potesse servirmi o come potermi preparare per questo salto nel vuoto. Per l’ennesima volta maledissi il Conte e i suoi oscuri progetti con i quali riusciva a mettermi sempre in difficoltà. Ormai sapevo con certezza che tutto quello che accadeva intorno a me non poteva mai essere un caso, compresa soprattutto quella situazione.
- Sono a posto… -
- Siete sicura? -
- Non è una cosa che posso rimandare per sempre… - sorrisi, a fatica.
- Potreste. Si può sempre. Ma voi non siete capace di scappare. Siete coraggiosa. –
Fece un inchino elegante e mi baciò la mano: - Buonanotte, Victoire. Ancora lietissimo di avervi nella mia compagnia. –
Mi inchinai a mia volta sollevando con due dita il lungo abito rosso: - Grazie a voi di tutto, Signore.-

Il momento peggiore fu quando Retino si allontanò. A quel punto smisi di fare finta di nulla e guardai Tyki fisso.
Mi sentii incredibilmente stupida a fare una cosa simile, ma davvero non avevo idea di come comportarmi. Un’estranea non aveva certo il diritto di fissare in quel modo una persona… Era indiscreto, volgare, fuori luogo… Ma non potei evitarmelo… Una parte di me voleva disperatamente percepire ogni suo gesto, a costo di soffrirne…
Poco meno di un secondo dopo, anche i suoi occhi scuri si alzarono nella mia direzione. Non c’era più riflessa alcuna incertezza, ma la calma assoluta. Neanche il fatto che restassi lì immobile a guardare nella sua direzione riusciva a scalfire la sicurezza con la quale ricambiava la mia attenzione. Ma non capivo cosa questo significasse… Era un mistero, come sempre…

Mosse qualche passo tranquillo nella mia direzione ponendosi proprio davanti a me. Dal canto mio ero completamente imbambolata a fissarlo, come se sperassi di leggergli addosso la trascrizione dei suoi pensieri.
- Signorina… La vostra interpretazione è stata sublime… Volevo complimentarmi… -
La sua voce era calda, morbida, piena di eleganza, ma con una punta di malizia.
Perché parlava con me o era una sua cadenza fissa?
Si inchinò con molta grazia e infine con la mano destra fasciata da un guanto bianco immacolato prese la mia e se la portò alla bocca per un perfetto baciamano.
Non sapevo davvero che cosa dire, come comportarmi. Tutto quello che stava facendo, benché normale tra la gente perbene, riusciva a confondermi.
Si rimise in piedi e mi guardò. Vide probabilmente una ragazza allibita, sconvolta e in particolare, ne ero certa, rossa come un pomodoro.
Lentamente la sua facciata di perfezione si sgretolò e sul suo viso si affacciò un’espressione stupita e divertita:
- Emh… Vi sentite bene…? -
Riuscii ad impormi di annuire e con quel gesto pian piano la mia mente si riprese dallo shock.
- S-si… N-non preoccupatevi… -
- Meno male… - rise – Sembravate in preda ad un svenimento… -
- Svenimento!? – esclamai, punta sul vivo.
Un sorriso carico di ironia riempiva di un’aria insinuatrice tutto il suo volto.
- Per che cosa, di grazia…? - domandai, offesa.
Cercavo di calmarmi, ma già stavo diventando scortese. Perché aveva quell’innata capacità di darmi ai nervi!?
- Calmatevi… Davvero… Non volevo offendervi… - ma nello scusarsi continuava a nascondere le risa.
- Signore, non c’è nulla di divertente! Non vi siete neanche presentato! –
La frase mi uscì di bocca senza che riuscissi a controllarla. Non ci avevo minimamente pensato e tanto meno avevo già preso una decisione al riguardo, cioè se fingere o meno di essere al nostro primo incontro.
La sua ilarità si spense di botto. Per qualche secondo mi parve di cogliere una strana delusione in quel viso… Poi con un sorriso leggero e molto formale:
- Avete ragione. Vi chiedo perdono. Il mio nome è Tyki Mikk. E’ un piacere conoscervi. -

Non sapevo più neanch’io cosa desiderare.
Avevo a lungo sperato che si ricordasse di me e di quei giorni presso il convento. Anche dopo il “risveglio del sangue”, anche dopo aver saputo di doverlo rincontrare ora che entrambi non eravamo più quelli di prima, anche mentre mi angosciavo al pensiero della maledizione che mi accompagnava. Era un attaccamento furibondo e insensato a qualcosa che non ero più… E che forse non era più neanche lui…Eppure non mi piaceva conciliare quella persona pulita alla me stessa attuale. Era come pretendere di unire la luce al buio. Era assurdo. Io non volevo essere il buio, ma non potevo neanche più sperare di essere la luce. Avevo una battaglia da combattere, ma era una risalita dal baratro. Nell’oscurità totale una fiammella non illumina e viene solo soffocata da quel nero profondo e vuoto. Doveva essere alimentata da zero per rendersi visibile.
Quell’atmosfera che era nata tra di noi così, naturalmente, era tanto simile a quella dei giorni che ricordavo da farmi sperare che non fosse in alcun modo cambiato. Ma era così davvero? No… Per nulla… Un uomo elegante, curato, fine ed estremamente educato, anche se a tratti disinteressato e intimidatorio… Quello sguardo che lanciava intorno non aveva nulla di quella spigliatezza e allegria che mi aveva trasmesso in passato… Metteva quasi paura e il mio cuore la leggeva come l’unica vera prova della sua esistenza da Noah…
Io, dal canto mio, non avevo la forza di tornare alla mia essenza pulita. Avrebbe avuto senso mostrare la mia passata identità? Era un gesto privo di significato in ogni caso. Se sapeva già della mia trasformazione, avrei subito dato l’idea di un pesce fuor d’acqua, una persona che non riesce ad adattarsi alla nuova realtà. D’altra parte, se ancora non ne era al corrente per il classico gioco al massacro attuato da quell’infame del Conte, presto l’avrebbe scoperto in ogni caso…
E che reazione ne avrebbe avuto lui? Impossibile prevederlo. Magari nessuna, magari non gli sarebbe importato, magari era un episodio che aveva dimenticato e che quindi non aveva alcuna importanza, di conseguenza poteva benissimo accantonarlo, come aveva fatto con la sua vecchia vita… E se invece ne conservasse una buona impressione? Si sarebbe arrabbiato? Si sarebbe sentito imbrogliato? E perché? Io stavo fingendo di non sapere della sua nuova identità, del suo legame con i Noah… Potevo fare in modo di mostrarmi stupita di fronte alla scoperta, magari più offesa di lui se fosse stato necessario…
Era assurdo… La mia mente stava esagerando nell’immaginare le situazioni più disparate, ma era il chiaro sintomo del caos che stavo affrontando… Davvero non sapevo più chi o che cosa voler essere per lui…
Ma se tutto questo mi spaventava e preoccupava, nulla riusciva ad angosciarmi quanto il cambiamento repentino che avevo visto un attimo prima nel suo sguardo: ora c’era di nuovo la distanza, abissale e incolmabile. Erano bastate quelle mie parole brusche a chiudere di colpo quell’allegra atmosfera. La sua espressione era ancora interessata, ma gli occhi scuri mi squadravano come una cosa qualunque. Non mi piaceva, non lo sopportavo.

Ed ecco, ancora una volta non potevo in alcun modo presagire la sua reazione… Ero troppo ambiziosa a pensare di giudicare una persona da pochi giorni di conoscenza… E ogni secondo che restavo in sua presenza, mi rendevo sempre più conto della mia difficoltà a capire le sue reazioni, i suoi gesti, le sue parole e tutto quello che dietro di essi si nascondeva…
- Sono stato brusco, ma credevo di avervi già conosciuta… Probabilmente mi sono sbagliato… -
La frase, improvvisa dopo quella brevissima presentazione, ebbe su di me la stessa potenza emotiva di quel baciamano. Probabilmente anche gli stessi effetti, dovuti in parte anche a quegli occhi serissimi e scuri che avevano ripreso a fissarmi, con un’intensità da far tremare le ginocchia.
La mia mente combatteva tra troppe opposte intenzioni. Solo che quell’accenno, che mi convinceva di essere stata riconosciuta, mi spinse anche a sperare di passare in pace quei momenti di sereno rincontro, sapendo che sarebbero durati troppo poco una volta che tutto fosse stato svelato…
Lui non lesse fino a questo punto le mie angosce, ma vide probabilmente solo sul mio volto la stessa stupefatta espressione di poco prima. Tanto bastò però.
Il suo volto si distese e apparve ancora quell’espressione ironica e divertita a colorire un sorriso di sincera simpatia:
- Avete per caso qualcosa da dirmi…? –
- Tyki… - facevo fatica a parlare, ma tentai di giustificarmi, mentendo spudoratamente – Io… Per qualche momento non vi ho riconosciuto… Poi non credevo ricordaste… Quindi… -
Lui non commentò queste parole, ma rise, celando una leggera ironia. Impossibile non sovrapporre il passato e il presente.
- Lieto di rivedervi… Temo di dovermi ancora sdebitare per quelle pagnotte… -
A sentite questa frase per poco non scoppiai a piangere di gioia…

Il Conte non mi aveva mai neanche descritto gli altri membri della famiglia. Eppure mi bastò vederli da lontano per capire chi erano. Erano un gruppetto parecchio bizzarro, è vero, ma non fu questo a convincermi della loro vera identità. Era l’oscurità netta che sembrava seguirli. La stessa aria d’abisso che avevo letto negli occhi del ragazzo che mi stava di fronte, ma che non mi aveva in alcun modo schiacciato duramente come quella che spirava da loro…
Si avvicinarono con cautela, senza fretta, tranne una bambina che sembrava avere circa dieci anni, che balzellava di fronte agli altri.
- Tyki! Cosa stai facendo!? -
Nella sua voce c’era una giocosità molto umana, ma anche una certa inquietante malvagità intrinseca. Un brivido mi attraversò la schiena.
Lui sorrise, calmissimo: - Road… Cerca di non fare rumore a teatro… -
La guardai simulando la massima innocenza possibile, anche se intuivo che non poteva essere sufficiente.
I suoi occhi si soffermarono su di me, squadrandomi in maniera insopportabile. E mi sembrò che quel blu così sereno e calmo che li riempiva fosse un’ipocrisia odiosa rispetto al nero della sua anima. Non impiegò più di due secondi a leggere dentro di me ciò che voleva. Ebbi subito una sincera e atroce paura che volesse tradire il mio segreto.
- Insomma, Tyki! Non ci presenti neanche!? – sbuffò poi sonoramente.
- Esatto, esatto! Forza! – esclamarono all’unisono altri due ragazzini del gruppo, slanciandosi nella mia direzione e lanciando una smorfia beffarda al mio interlocutore.
- Si… - sospirò lui stancamente, passandosi con aria distratta una mano tra i capelli scuri.
– Lei è la piccola Road… - con un piccolo cenno alla sua sinistra, dove si era posizionata la strana bimba.
- Piccola!?!? –commentò lei, offesa, ma insieme fece un inchino falsissimo nella mia direzione.
- I due casinisti sono i gemelli Jusdero e Debit… -
- Incantati! – dissero insieme, per poi scambiarsi subito uno sguardo di intesa e una risata complice.
- Quello enorme che sembra una guardia del corpo è Skin… -
- Sgrunt… - fu l’unico verso che provenne dalla sua direzione.
- La signorina vestita da uomo è Lulubell… -
Non pronunciò parola, ma mi porse la mano con un gesto molto autoritario e professionale. Io gliela strinsi, incerta.
Seguì un momento di silenzio. Gli altri Noah guardarono Tyki, ansiosi che terminasse le presentazioni. Lui, per canto suo, mi guardava con aria vaga. Già, non sapeva il mio nome…
Così dovetti introdurmi da sola: - Ehm… E’ un vero piacere… Il mio nome è Victoire Villois. Lietissima di conoscervi. -

- Come fai a conoscere la signorina Villois, Tyki…? -
Lo chiese immediatamente, ma con un’aria assolutamente innocua, che in ogni caso mi apparve falsa proprio come il suo aspetto di bambina.
Lui sorrise, gentilmente, tarando con dovizia le parole: - L’ho conosciuta molto tempo fa e le sono debitore per la gentilezza che mi mostrò in una situazione di bisogno… Sono lieto di averla ritrovata qui, per entrambi in circostanze decisamente diverse dal previsto… - poi si abbassò a guardarla negli occhi e aggiunse, come per un avvertimento – Questo è quanto devi sapere, Road… Ti basti… -
- Uhm… - bofonchiò, fissandomi in maniera estremamente esplicita.
Sentivo che stava per dire qualcosa che non mi sarebbe piaciuto. Aveva una gran voglia di farlo, glielo si leggeva in faccia. Stava giocando con le mie emozioni con un’abilità paragonabile a quella del Conte…
Ma sorrise, crudele: - Siete stata fantastica sul palco… -
Non lo pensava davvero. Adulazione, pessimo vizio.
- Grazie mille! – ma ero sicura che il fastidio fosse filtrato sul mio volto.
Tyki passò lo sguardo sulle nostre espressioni aggrottando le sopracciglia, ma poi scrollò le spalle.

- Signorina Victoire. -
La sua voce era galante e profonda. Mi voltai nella sua direzione un po’ frastornata:
- Ditemi… - stavo per chiamarlo per nome, proprio come aveva appena fatto lui in effetti, ma per qualche ragione non mi sembrò appropriato e tacqui appena in tempo.
- Avete degli impegni per questa notte…? –
Presumibilmente arrossii fino alla punta dei capelli. Sembrava una proposta indecente!
Sgranò gli occhi alla mia reazione, totalmente ignaro del suo sbaglio.
- Si vede che vai solo a donnacce, Tyki! – sibilò ridendo uno dei gemelli, ma a voce abbastanza alta perché lo sentissimo entrambi.
- No, no! – esclamò allora, ma l’altro lo superò in tono ridendo scompostamente: - Tyki pervertito… Ihhhhh-ihhhh!! –
- Sul serio! Non volevo offendervi! – era imbarazzato ma il suo volto non mostrò alcun rossore – Volevo solamente chiedervi se vi andrebbe di andare a bere qualcosa… Ma solo se vi fidate, se questa richiesta non vi mette in difficoltà, se non avete altri programmi… -
Road saltò su subito, pimpante: - Ma Tyki, che ne sarà del nostro appuntamento!? –
Lui, per tutta risposta, cominciò tranquillamente ad infilarsi il soprabito: - In ogni caso, non ho nessuna voglia di aspettare ancora i comodi del nostro accompagnatore… Quindi andrei comunque a farmi un giro… - poi mi sorrise, riuscendo ad eliminare ogni possibile ironia o malizia dal suo volto – Solo preferirei non andare da solo… E fare così qualche parola ricordando i vecchi tempi… -
Sorrisi a mia volta, anche se un po’ inquieta, giusto per mostrare che non ero per nulla offesa dalle sue parole di poco prima…
Stavo per rispondere, quando Road sentenziò: - E noi dovremmo aspettare!? Possiamo anche farlo, ma saresti tu la persona che deve davvero restare qui! –
- L’ho già detto. Questa storia dell’incontro a sorpresa non mi interessa. Avrei potuto sopportarlo se ci fosse stato almeno un briciolo di rispetto da parte loro. Dato che ci mollano qui ad aspettare non sappiamo neanche cosa, io ho fretta e me ne vado. -
C’era qualcosa di netto e glaciale in quelle parole. Era rabbia. Ma non nel senso umano del termine…
Ma Road insisteva: - Non puoi! E’ importante che tu resti a conoscere la tua fidanzata! Se ha detto che arriverà, bisogna solo attendere! –

Era assurdo come quella frase avesse fermato il tempo…
Avevo già capito che stavano aspettando qualcuno. Avevo pensato che fosse il Conte, proprio come lo attendevo io. Ma stavano parlando di una ragazza… Una persona designata con il termine “fidanzata”… Fidanzata di Tyki…
Era possibile che si trattasse di un’altra persona? Poteva essere un comune essere umano? Quante altre Noah potevano trovarsi per caso o per abile macchinazione in un teatro?
Oppure il Conte stava di nuovo tentando di farmi impazzire? Magari aveva invitato questa “fidanzata” a teatro dove mi trovavo io proprio per sbattermi in faccia il fatto che io non avrei mai avuto a che vedere con la sua vita… Che per l’ennesima volta ero destinata a fare la spettatrice…
- Lo sappiamo che tu vivi solo per il tuo divertimento, Tyki… - riprese lei e si mise a ridere, in modo piuttosto nefasto – Proprio per questo dovresti attendere la tua promessa… Che ne sai, potrebbe essere divertente… -
E mi guardò, nel modo più eloquente di mille parole…
Ora ero veramente preoccupata e quasi spaventata. Io la sua promessa…? Questo era… era… era…
Le lanciò uno sguardo irritato: - Pazienza. Tanto se non si toglie dalla testa questa storia, sicuramente troverà il modo di farmela incontrare anche domani. Per questa sera ne ho abbastanza. -
Poi il ghiaccio nella sua voce si sciolse e si voltò verso di me:
- Ditemi, venite con me…? -
- Si… Va bene… - pronunciai con calma – Vado a prendere la giacca… -
- Perfetto. Vi aspettiamo fuori. – e appoggiò una mano sulla piccola spalla di Road, spingendola delicatamente verso l’uscita.
Gli occhi blu della bambina mi scrutarono ancora per qualche momento e poi la sua voce risuonò nella mia mente: “Le bugie hanno le gambe corte, Vivy… Dovresti saperlo…”
Mi morsi il labbro e trattenni a fatica la Paura che con quel’odioso gioco psicologico tentava di risvegliare…

Non voleva una fidanzata… Se io lo fossi diventata, automaticamente avrei rappresentato un peso e un’imposizione scomoda per lui. Mi avrebbe tenuta lontana, magari mi avrebbe odiata…
Il pensiero mi straziava…
Quante possibilità c’erano che mi accettasse quale Noah? Era impossibile prevederlo, visto come riuscisse a sbalordirmi continuamente.
Quante che decidesse di seguire i dettami del Conte? Vista la sua reazione, pochissime.
Quante che prendesse sul serio il fatto di avere una fidanzata? Probabilmente nessuna.
Quante che potesse provare qualcosa per la sua promessa…?
Potevo sperarlo, ma dipendeva solo da lui e dall’oscurità con la quale conviveva…

Corsi al camerino più veloce che mai. Raccolsi le mie cose nella borsa alla rinfusa e mi infilai la lunga giacca marrone. Passai di fronte allo specchio, diretta alla porta… Poi cedetti alla vanità e mi specchiai… Il mio volto era un po’ arrossato dall’emozione e dalla frenesia e i miei occhi verdi erano pieni di aspettative inutili…
Dopotutto ero ancora una ragazza, per tanto tempo rimasta lontana dal mondo e che ora vi stava rientrando… Per poi uscirne nuovamente, presto o tardi…
Eppure non riuscivo ad evitarmi di immaginare una poltrona foderata di rosso in un locale elegante. Noi seduti uno di fianco all’altra, ma girati lievemente per guardarci negli occhi. Due bicchieri di cristallo in mano e qualche musicista su un palchetto a suonare. I ricordi di quei momenti avrebbero riempito la serata: avremmo riso delle nostre diatribe di quei giorni e gioito del rincontro, magari lui mi avrebbe raccontato di Iizu e io gli avrei parlato del mio lavoro. Non gli avrei chiesto nulla della sua nuova vita, ma lui l’avrebbe certo tirata in causa e, credendo che io non sapessi nulla, mi avrebbe raccontato una tonnellata di bugie… Avrei fatto finta di nulla, le avrei accettate come la verità, giusto per dimenticare la realtà che avevamo intorno… E se fosse stato necessario ne avrei raccontate anch’io, solo per passare qualche ora in pace…
Se poi ogni cosa fosse finita male, almeno avrei avuto quei momenti di serenità da ricordare… Per credere… Per sopravvivere…

Quando uscii dal teatro non vidi nessuno davanti alla porta a vetri.
Mi guardai intorno, nervosa, stringendo convulsamente il manico della mia borsa.

Poi, da un angolo poco lontano, spuntò un ombrello, il SUO ombrello, con in cima quella petulante testa di zucca, e una mano grigia somigliante più ad un fascio di tentacoli…
Mi crollò il mondo addosso…

Seguii quel segnale, cacciando indietro le lacrime con tutta la forza della mia volontà. Non volevo farlo, non volevo piangere. Avevo detto che avrei nascosto la mia sofferenza, che mi sarei mostrata felice, anche più felice di quanto potesse mai essere un’oscura Noah, anche a costo di sembrare strana o anomala, non mi importava. Ma aveva ragione Retino… Nella vita reale la mia abilità di attrice si scioglieva come neve al sole…
Svoltai l’angolo e mi trovai di fronte al figura panciuta e gioconda del Conte:
- Oh, eccoti finalmente, Vivy! Benvenuta in famiglia! -
Alzai gli occhi e vidi sei Noah, seri, all’apparenza impassibili, gli occhi da rapace, la pelle grigia e le cicatrici a coronare la fronte. Silenziosi, in attesa di assistere allo spettacolo.
Non impiegai alcun impegno per trasformarmi, per far affiorare la Paura. La mia voce suonò probabilmente dura, ma roca e affranta:
- E’ una gioia far parte della vostra famiglia, adorati parenti… -
Volsi gli occhi a cercare Tyki. I suoi occhi, ora gialli e crudeli, mi scrutarono prima increduli, poi aspri. Infine tutta la sua espressione si deformò sotto l’effetto di un’emozione che non riuscii a comprendere… E comunque non ne ebbi il tempo… In un attimo girò sui tacchi e si allontanò senza una parola nella strada silenziosa che si apriva alle sue spalle…


image


image image image

image image

imageimage
imageimage
 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 5/11/2009, 23:33Quote
Avatar

Nell'ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla. [Virginia Woolf]

Group: Founder ~
Posts: 2820


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 22:01


mmm l'ultima parte mi ha un po' lasciata con l'amore in bocca... perchè Tiky va via? Cioè...sembra quasi "schifato" dalla notizia che la sua adorata suora sia una di loro, quindi macchiata dal peccato. Che si sia ricreduto? Complimenti davvero, adoro i tuoi capitoli e scusami se non ho commentato prima ç___ç

 
P_MSG P_EMAIL Top
view post Posted on 5/11/2009, 23:39Quote
Avatar

La Temperanza

Group: Scrittori ~
Posts: 1447
Location: Emereka (il Paradiso)


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 13:37


Caspita... Ma sei una saetta nel leggere... *sbalordisce* :blink: :blink: :blink:

Tocchi il centro del problema...
Per ora può darsi che sia solo "shock", ma insomma... La notizia può lasciare basiti... La persona più buona che avesse mai conosciuto, che improvvisamente si dimostra per natura una gran peccatrice... :huh:
Però, sarà solo questo... *risata malvagia* :D :D :D

Grazie mille dei complimenti!!! :lol: :lol: :lol:

E non ti preoccupare... Devo aver aggiornato in un momento sbagliato, per questo non se n'è accorto nessuno... No problem... ^_^

image


image image image

image image

imageimage
imageimage
 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 27/11/2009, 21:29Quote
Avatar

La Temperanza

Group: Scrittori ~
Posts: 1447
Location: Emereka (il Paradiso)


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 13:37


Sono qui a non fare nulla e mi è venuto in mente che è da un po' che non aggiorno... :*fischietta:
Tanto per, metto un capitoletto!!!!





Capitolo 7

I Don’t Care



“Non si scopre la verità: la si crea.”
(Antoine de Saint-Exupéry)







Camminavo senza meta da un po’ di tempo, non sapevo quanto.
Me ne resi conto improvvisamente, come se prima quell’azione non mi riguardasse. La mia mente era del tutto vuota, quindi non poteva essere stata questa a determinare l’azione… Qualcosa muoveva le mie gambe istintivamente, in quel passo spedito e nervoso. Qualcosa che mi percorreva dalla testa ai piedi e sentiva il bisogno di sfogarsi… E soprattutto qualcosa che andava a scuotere una parte del mio interiore che ero sicuro di non avere più…
Mi bloccai di scatto.
Avevo addirittura il fiatone dopo quella lunga e veloce camminata. Mi guardai intorno. Era un vicolo buio e vuoto, leggermente sudicio. Mi affacciai da quella strada stretta e studiai per qualche momento le vie che vi si incrociavano. Non riuscii a riconoscerne neanche una… Mi ero perso…
Sbuffai, cercando di ignorare il respiro ancora affannato. Fingevo che tutto fosse normale…
Estrassi dalla tasca una scatola di fiammiferi. Sfregandolo, il pezzetto di legno si bruciò ma non si accese. Imprecai a denti stretti.
Dannazione, in veste da Noah non lo facevo mai. Era sintomo di un’emozione forte e improvvisa. Non coincideva con l’immagine calma che dovevo dare… Che poi in realtà ero sempre stato un tipo calmo, giusto…? Ironico, indisponente forse, ma tranquillo, rilassato… Allora qual’era il problema!?
Ne estrassi un altro e impiegai tutte le mie energie per evitare di spezzarlo dalla rabbia. Questa volta si accese normalmente. Mi misi in bocca la sigaretta e vi accostai il fiammifero. L’odore del tabacco mi calmò lievemente e, strano a dirsi per qualcosa che danneggia gravemente i polmoni, mi permise di riprendere un respiro regolare.
Lanciai uno sguardo per terra: peggio di un immondezzaio… D’altra parte, cosa mi aspettavo? Problemi della lavanderia. Scrollai le spalle, posai sul lastricato il mio mantello ripiegato e mi ci sedetti sopra. La buona vecchia indifferenza, compagna di mille giornate da Noah. Stavo rinsavendo.
Potevo solo aspettare che mi venissero a prendere…

Me ne ero andato come un ragazzino offeso…
Ma offeso da cosa?
Inutile prendersela a causa del “capo”. Non era certo la prima volta che il Conte mi mostrava la sua immensa abilità nel gestire ogni singolo attimo della mia esistenza. I suoi scherzi erano sempre di pessimo gusto e immaginavo che si fosse divertito da morire a guardare quelle scene. Ma pazienza, non era una novità…
Non ero arrabbiato con il Conte, credevo, o almeno non più del solito.
Arrabbiato, poi? Si trattava di rabbia?
Allora non potevo essere arrabbiato con lei.
Cosa mi aveva fatto di male…? Non c’era nulla di male. Alla fine, veramente, non c’era proprio più il male, nella mia mente intendo e anche quindi nella realtà che essa aveva di fronte.
Di certo non provavo rabbia nei suoi confronti. Anzi, tentai di auto-convincermi di non provare assolutamente nulla. Niente poteva scalfire un Noah. Addirittura, avevo sbagliato fin dall’inizio ad interessarmi a quell’opera e a quella ragazza, punto.
Eppure non potevo nascondere di essere turbato, irritato…deluso…
Delusione, poi?
Sospirai cercando di mostrare ancora la mia serena noncuranza, come se mi trovassi di fronte ad un pubblico a cui dovevo un determinato atteggiamento. La verità era un’altra. Se non mi fossi controllato, di certo avrei continuato a camminare a vuoto per ore sfogando in qualche maniera oscura quella “cosa” ed evitando addirittura di darle un nome.
Non aveva importanza! E non volevo dargliene!

Passò un buon quarto d’ora.
Avevo già fumato tre sigarette di seguito, cercando di rilassarmi, ed ero ormai alla quarta. L’effetto positivo di qualche momento prima era bello che svanito. Appoggiato al muro gelato, sbuffavo tra me e guardavo il cielo nero… Neanche una dannatissima stella da osservare! Dove diavolo erano finite!?
Ma così non andava bene per nulla… Tutta la mia irritante calma dov’era finita…?
Sorrisi tra me. Certo che avevo davvero qualcosa che non andava.
Per certi versi era come se fossi tornato indietro nel tempo, nei giorni dopo il soggiorno segreto a quel convento. Anche allora avevo un solo determinato pensiero nella mente. Mi rendeva nervoso, suscettibile, quasi sognante… Quello non ero io… E più ci pensavo più mi rendevo conto che non c’era nulla di salutare, eppure continuavo in quel modo, come se ne fossi dipendente.
Come ora non volevo giustificare la presenza di quel pensiero fastidioso dandoci un nome, allora, invece, non avevo neanche potuto denominarlo. Perché, come Iizu mi aveva ricordato troppo tardi, non le avevo neppure chiesto come si chiamasse…
Ora lo sapevo: Victoire Villois, meglio nota come Vivy, a detta del Conte…

E va bene, tanto valeva ragionarci. Al diavolo questa simulazione! Certo che ero curioso di capire cosa accidenti mi aveva fatto percorrere chilometri a vuoto, mollando quattro a zero tutti quanti! Tanto cosa avevo da fare in quel momento…? Cosa avevo da perdere…?
Estrassi la quinta sigaretta e la accesi. Presi una bella boccata e iniziai a ripensare a tutto ciò che era appena accaduto.

Il Conte mi aveva obbligato ad andare a teatro per incontrare la mia nuova fidanzata, la donna che dovrei sposare. Avevo assistito ad un’opera lirica e mi ero interessato ad una giovane soprano che assomigliava in maniera particolare alla suora che aveva salvato la vita a Iizu. Questa ragazza si era rivelata essere davvero la persona che credevo, ma non solo, anche la mia promessa, una Noah…

Detto così sembrava stranamente perfetto. Non solo perché si trattava di una grande dimostrazione di arte da parte del Conte, ma anche perché appariva a prima vista la soluzione più positiva per me.
Mi ero o no preso una sbandata per lei quando ero ancora un normale essere umano? Certe cose, mi era già stato mostrato, si erano mantenute stabili anche dopo il famoso “risveglio del sangue” ed in effetti non ero certo diventato insensibile a quella ragazza. Me ne ero dimenticato a lungo, era vero. Ma ciò non significava che non mi fossi subito ricordato di lei. Del resto era ancora bellissima, fiera, un po’ suscettibile, ma perfetta…
Inutile girarci intorno, dato che ormai io non ero più un santo e lei non era più una religiosa… Ero incredibilmente attratto da lei. Anche più di allora. Era talmente evidente che mi dava fastidio ammetterlo… Ancora una volta la mia impassibilità impallidiva…
Quindi l’idea di sposarla… Insomma, non mi dava fastidio. Come imposizione non era neanche così pesante, in fondo… Mi sarei legato ad una mia parente, come voleva il “capo”, e magari ne sarei anche stato contento…
Fin qui tutto bene…

Il problema era quella “purezza”…
Una cosa del genere non mi era mai interessata nella mia vita “bianca” e tanto meno era importante adesso. Eppure l’avevo percepita e faceva parte delle cose che mi avevano colpito di lei, ora come allora. Era possibile che avessi visto tutto ciò anche poco prima della sua trasformazione in Noah? Si, in effetti. Aveva qualcosa di incredibilmente pudico nonostante l’abito rosso e lo sguardo aperto.
Allora o i conti non tornavano o mi stavo convincendo di qualcosa che non esisteva. Delle due una.
Era del tutto inconcepibile una qualità simile assegnata ad una Noah.
Poteva anche non aver ancora perduto le sue virtù umane. Questa poteva essere la spiegazione. Ma se le possedeva ancora era comunque destinata a perderle. Inutile pensarci, inutile ritenerle necessarie.

Eppure ero scappato.

Tossii, come se il fumo mi fosse andato per traverso. La sesta sigaretta era forse un po’ eccessiva.

Assolutamente no. Quella non era una fuga. Era un istinto improvviso di allontanarmi da lì.
Ero stato eccessivo a designarla come un’emozione. Io sapevo controllare le mie emozioni. Soprattutto quando ero in vesti “nere”. Non c’entrava niente…
Forse…
Oppure, non mi piaceva pensare che lei, la donna più pulita che avessi mai visto, fosse una creatura “nera”. Come se fossi ancora semplicemente quel giovane operaio squattrinato. Come se non condividessi quel sangue oscuro con lei.

Assolutamente no.

- Ti sei offeso, Tyki-pon…!? -
Qualche momento dopo la voce allegra del Conte vibrò nel vicolo scuro.
Sorrisi malignamente.
- Offeso…!? Per cosa…!? -
- Perché non ti ho detto che la tua promessa è anche stata la giovane suora che ha aiutato il tuo amico umano.- anche se la sua voce prese note leggermente cupe nel pronunciare le ultime due parole, per il resto era terribilmente cordiale.
- Non dite assurdità. – fissai deciso i miei occhi in quelli gialli del Conte – Perché mai dovrei essere arrabbiato…? –
- Allora era solo una mia impressione! –
- E’ molto probabile. –
Con la mia più compassata indifferenza, buttai per terra l’ultimo mozzicone e mi alzai in piedi. Raccolsi da terra il mantello e lo scossi solo un attimo. Non era neanche così sporco come credevo.
- Vivy era molto dispiaciuta… -
La sua noncuranza era invece totalmente falsa. Avrebbe dovuto prendere esempio da me.
Mi passai una mano tra i capelli e chiesi vagamente: - Ah. Come mai? –
- Perché non ha capito la tua reazione. Crede di aver sbagliato a non dirti subito che è una Noah. Invece di richiamare quel passato, ormai del tutto morto e sepolto… -
Una persona normale doveva arrabbiarsi sapendo di essere stata, per certi versi, ingannata. Sapeva già chi ero diventato eppure aveva fatto finta di nulla: prima di non conoscermi e dopo di ignorare la mia nuova vita.
In ogni caso, quando non trovai in me traccia di rabbia o di qualunque altra forma di reazione, neanche della specie misteriosa che aveva mosso i miei passi poco prima, non mi stupii minimamente.
Mi fu semplicissimo sorridere in modo del tutto neutro: - Pazienza. –
- Non sei arrabbiato con lei, quindi, Tyki-pon…? -
- Per nulla. Non sono emozioni che possano riguardarmi, Conte. Non mi interessano. – scrollai le spalle per chiarire il concetto.
- Almeno sei contento della mia scelta…? –
- Umh… Penso di si. E’ una nostra parente... E’ certo una bella donna... –
- …ha perso quel peso di purezza che si portava dietro… –
Era divertentissimo vedere come mi stesse mettendo alla prova. Non mi dava neanche fastidio.
- Non avete appena detto che per lei quel passato è sepolto…? A voi non credo che riguardi poi tanto. Per me poi non conta nulla. Mi è del tutto indifferente. -
Ancora una volta ebbi la spiacevole sensazione che quell’enorme sorriso plastificato si allargasse a dismisura: - Ne sono lieto! –

Due braccine magre mi strinsero una gamba destra. Non ebbi alcuna reazione.
- Road… - commentai in un sospiro.
Lei mi lasciò e trotterellò davanti a me:
- Non è divertente, Tyki! Potevi almeno far finta di esserti spaventato! –
Aggrottai le sopraciglia: - E tu ci avresti creduto…? –
- Avrei fatto finta! -
- Già… - sorrisi, accondiscendente.
Il Conte rise allegramente: - Volete andare a farvi un giretto!? La notte è ancora giovane! –
- Si, dai! – esclamò, contentissima.
- Se proprio non se ne può fare a meno… - commentai, con sufficienza.
Mi preparai a rientrare tardissimo. Così la mattina successiva non sarei potuto tornare dai ragazzi… Il gioco preferito del Conte…

Road non mi chiese nulla. Un record. Del resto, comunque, ebbi tutto il tempo della passeggiata la fastidiosa sensazione di avere i miei pensieri stampati in fronte. Lamentarsi sarebbe stato inutile, così la lasciai fare.
Non c’era nulla che dovessi nasconderle. Nulla che non sapesse già. Nulla che potesse crearmi dei problemi. La mia mente era di nuovo vuota da impressioni ed emozioni. Indifferente a tutto e tutti.
Rientrai all’alba da quella giornata lunghissima con la sola idea di dormire qualche ora. Nessun bisogno di meditare avrebbe turbato il mio sonno…

Mi svegliai nella perenne oscurità di “casa Noah”. Sbirciai ancora rintontito il piccolo l’orologio a pendolo sul tavolo al centro della stanza e vidi che mancava poco all’orario abituale del pranzo. Mi girai dall’altra parte cercando di riaddormentarmi, ma non mi fu possibile.
Ripercorsi mentalmente le scene dell’unica volta che mi ero azzardato a saltare un pasto in famiglia dicendo di essere troppo stanco… Il Conte si era gaiamente lamentato per qualche ora, impedendomi comunque di riposare… Tanto valeva quindi fare che alzarsi…
Stiracchiandomi scompostamente, aprii la porta sul corridoio e mi trovai subito di fronte subito un’altra persona.
Victoire si voltò di scatto nella mia direzione. Indossava un abito nero diritto, accollato ma che segnava gentilmente le curve. I lunghi capelli scuri erano raccolti da un becco d’anatra, lasciando ampiamente scoperte le cicatrici sulla fronte e gli occhi, che, benché colorati di giallo, mancavano del tutto di malizia ed erano anzi spalancati dallo stupore.
Mi ritrovai comunque ad esitare, più per scrupolo che per altro. Lei invece sembrava non sapere davvero cosa fare. Teneva stretta in maniera alquanto convulsa la maniglia della porta che si trovava quasi di fronte alla mia e non osava più rialzare lo sguardo.
- Buongiorno. – dissi semplicemente.
Mi guardò per qualche momento, stranita, poi cercò di sorridere: - Buongiorno. –
Sembrava cercare le parole per dire qualcosa, ma non avevo intenzione di ascoltare. Sarebbe stata una discussione del tutto inutile. Non mi andava bene che desse così peso a quella mia reazione immotivata della notte scorsa. Tutto quel timore non le era consono. Doveva dimenticare e basta. Come stavo facendo io.
Senza attendere mossi qualche passo per il corridoio, poi mi voltai: - Vado a fare una doccia. Potreste dire al Conte che arrivo più tardi a salutare…? –
Annuì, con decisione mista a meraviglia: - Certo, nessun problema. –
- Grazie. -

Il getto d’acqua mi svegliò del tutto.
Indossai una camicia bianca pulita e ignorai il cravattino che il “capo” aveva fatto lasciare appositamente. Faceva troppo caldo in casa per stringermi quel laccio al collo e, anche se non era molto decoroso, come di certo mi avrebbe fatto notare, preferii lasciare aperti un paio di bottoni della camicia. Tentai di pettinarmi i capelli, ma rimasero comunque parecchio disordinati, come sempre appena asciugati.
Quando arrivai alla sala da pranzo, però, non c’era nessuno.
Rimasi incerto sulla soglia: - Cosa succede…? –
Dalla cucina sbucò un akuma abbigliato da cameriera con in mano un grande vassoio:
- Sua signoria Noah… - fece la voce metallica – Il nobile Conte si è premurato che pranzaste… -
- Si, ma dove sono gli altri…? –
- L’ora di pranzo è passata da diverse ore… -
Sbuffai: - Allora vedi di mandare qualcuno a ricaricare l’orologio della mia stanza, che si è fermato.-
- Sarà fatto immediatamente… Accomodatevi… -
Appoggiò il vassoio sul grande tavolo e fece un gesto verso la sedia posta davanti all’ultima parte apparecchiata del piano.
Mi sedetti di malavoglia. Pranzare da solo circondato da quei “giocattoli” non mi piaceva per nulla. Solo che non avevo molta scelta, ma parecchia fame.

- Conte! –
Per istinto riconobbi subito la voce di Victoire. Eppure da tanto tempo non l’avevo più udita così aspra ed irritata. Dannazione, un’altra volta mi riferivo a quell’inutile passato…
Sbuffai tra me, poi mi voltai a guardarla.
Il suo volto e il suo tono divennero subito più mansueti:
- Emh… Il Conte è qui…? -
Sorrisi elegantemente: - Pare di no. –
- Avete idea di dove sia…? -
Scossi la testa: - No. –
- Capisco. Scusatemi allora. -
Proprio in quel momento stava sbucando dalla cucina la cameriera di metallo con la prima portata. Squadrai con sincero disgusto quella figura.
- Victoire, aspettate. -
Si voltò nella mia direzione, sempre con quell’aria dubbiosa sul viso: - Si…? –
- Avete già pranzato? -
- Emh, in realtà no… -
- Allora fatemi compagnia, per favore. –
Non sapevo se lo stavo facendo a causa di quel silenzio e di quelle entità senza vita, oppure per mettere alla prova la mia impassibilità. O per ultimo perché mi faceva davvero piacere la sua presenza.
- Siete…sicuro…? -
- Si, certo. –
Quando la vidi muovere i suoi passi leggeri nella direzione del tavolo, mi alzai ed andai al posto davanti al mio a scostarle la sedia.
Il rosso vivo che colorò le sue guance fu distinguibile anche sulla pelle grigia della nostra famiglia. Non avevo mai visto una Noah arrossire. Tuttavia si sedette e io avvicinai la sua sedia prima di tornare al mio posto.

Per qualche momento il silenzio corse tra di noi.
Lei era impacciatissima, le spalle in tensione, gli occhi che vagavano per la stanza evitando accuratamente di posarsi su di me. Per canto mio, benché non fosse molto educato, la stavo fissando.
Infine si voltò a guardarmi: - Perché mi fissate in questo modo…? –
Distolsi allora lo sguardo, con una scrollata di spalle: - E voi perché evitate accuratamente di guardarmi…? –
- Vi dà fastidio…? -
- Un po’. – risposi d’istinto, pentendomene comunque immediatamente.
- Vi chiedo scusa. E’ che non so come comportarmi. – disse subito.
Era assolutamente sincera e ancora una volta un rosso fuoco invase il suo viso. Evitai accuratamente che il discorso andasse però di nuovo all’argomento del giorno prima.
- Non vi preoccupate. – tagliai corto e assaggiai il piatto occidentale che mi era stato posto davanti.
Allora guardò con un moto di repulsione la creatura del Conte che le aveva posto davanti il piatto, si sforzò di seguire il mio esempio e assaggiò la pietanza.
- Come vi sembra…? – chiesi.
- E’…buono… - rispose, ma con un leggero brivido.
Sorrisi maliziosamente, benché anch’io soffrissi della stessa insofferenza agli akuma. Vederla negli altri era divertente.
- Non ridete di me, per favore… - disse con una certa asprezza, ma a bassa voce – E’ solo che non sono abituata… -
- Scusatemi l’indelicatezza… - ma una punta di ironia era ancora presente nel mio tono.

Il pranzo andò abbastanza bene. Parlammo vagamente di tutto e di nulla. Non toccammo alcun tasto particolare, ma le chiesi della sua attività di soprano e lei mi interrogò su alcune questioni di casa. Tutto estremamente formale, come alle tipiche riunioni di famiglia.
Eravamo ormai al dolce quando ricomparve il Conte in tutto il suo splendore. Un cappello terribile decorato con le note musicali e una giacchetta preziosa ma striminzita che mi chiedevo come avesse fatto ad indossare.
- Cosa vedo! Sono le quattro del pomeriggio e vi trovo ancora qui a mangiare! – esclamò allegro.
Prima che potessi rispondere, Victorie commentò, irritata: - Vi ho cercato dappertutto… Avevo bisogno di parlarvi… -
- Ti chiedo perdono! Solo che a quanto ho visto entrambi avete il vizio di svegliarvi tardi e io non potevo certo attendere! Avevo degli affari urgenti! Comunque ora sono qui, Vivy! -
SI sedette sul suo solito scranno viola anche se era parecchio lontano da noi.
- Retino vuole portare in scena “La Carmen” e avrò bisogno di parecchio tempo per le prove. Cosa avete intenzione di fare? Mi concederete ancora la camera d’albergo e preferite che venga ogni sera qui? -
- Oh, ma qui! Certo! Ormai sei parte della famiglia! Per forza! Non è così, Tyki-pon!? –
Essere citato in causa così all’improvviso mi colse impreparato.
- Certo, questo è il centro fondamentale della famiglia e tutti i nostri parenti sono i benvenuti. -
La mia classica risposta del tutto neutra.
Vivy mi lanciò uno sguardo che non riuscii a comprendere. Che cosa voleva che dicessi…?
- Allora va bene. Il mio viavai non sarà un fastidio per i nostri parenti…? -
- Assolutamente no! Anzi! Giusto…? – di nuovo verso di me.
- Io non posso parlare al riguardo. Non sto così spesso e così a lungo qui. - risposi in tono di scuse.
- Però qui potrei creare problemi con i miei esercizi vocali… -
Era ormai chiaro anche a me che non aveva alcuna intenzione di restare nella nostra casa. La cosa non mi interessava. Ognuno era libero di vivere dove voleva. E a tal proposito anch’io avevo una cosa da chiedere…
- Ma abbiamo un ottimo pianoforte e un esperto musicista: il nostro Tyki! Aiuterai tu Vivy con i suoi esercizi canori, no…? -
Interruppi questa ennesima scenetta. Ero parecchio stufo di quello scaricabarile. Ignorai la domanda, ma dissi subito:
- Mi dispiace, Conte, ma io devo assolutamente portare avanti i miei affari. Dato che questa notte ho accompagnato Road a fare quel giro, questa mattina non sono riuscito a tornare ai miei compiti. Ho il vostro permesso di stare via per qualche tempo, allora…? -
Il “capo” mi scrutò attentamente, come chi studia una strategia. Pessimo segno.
Poi rispose, gaio: - Certo! Ma ricordatevi che il telefono squilla…! –
Sorrisi, ironico: - … e per i Noah solo una volta… -
Mi alzai e rimisi a posto la sedia: - In questo caso vado a prepararmi, con il vostro permesso… Conte, Victoire… A presto… - e senza aspettare risposta, mi avviai per il corridoio.

Avevo voglia di tornare alla mia vita normale. Forse più del solito. Quei due giorni mi avevano spossato.
Indossai la giacca del completo, il cravattino, il mantello e il cappello. Mi sarei cambiato solo poco prima di arrivare alla cava. Mi stavo già avviando alla porta di Road, quando una voce mi chiamò.
Mi voltai sapendo già chi fosse.
- Ascoltate… Io… - cominciò a fatica.
Qualche ciocca dei suoi capelli corvini era scappata dal fermaglio e scivolava gentile sulla sua pelle scura.
- Perché non ci diamo de “tu”…? – dissi improvvisamente, interrompendo il suo dubbioso tormento.
I suoi occhi si allargarono di stupore.
- Non è così strano. – cercai di spiegare – Solo al Conte è praticamente obbligatorio dare del “voi”, tra noi Noah non è necessario. –
- Mi chiamerai Vivy…? –
Le sue parole ora erano molto più decise. Appariva molto meno intimorita di prima. Da una parte mi faceva piacere, dall’altra mi preoccupava perché non prometteva bene per il seguito.
- Se lo desideri, si. Ma in genere a nessuno piace il soprannome affibbiato dal Conte. -
- Io ero già chiamata Vivy prima di incontrare il Conte. Quindi si, mi fa piacere. –
Sorrise in maniera splendida. Ma pulita, troppo per quelle cicatrici e quel volto colorato di morte.
- Allora è perfetto. -
- Per favore… - mi fermò ancora una volta, aveva capito che stavo cercando di sfuggirle.
- Dimmi, Vivy. – c’era una leggera impazienza nel mio tono.
- Io volevo chiederti perdono per quelle scene di poco fa con il Conte. Io e lui abbiamo… emh… un rapporto un po’ tormentato, ma mi è dispiaciuto che abbia tentato di metterti in mezzo. –
- Non importa. – risposi subito, netto.
- Beh, anche per quella reazione a causa della tua risata. Solo stata fastidiosa, immagino. –
- Non importa. –
- E poi…per ieri sera… -
- Non importa. –
- …non volevo ingannarti… E’ solo che quando mi hai riconosciuta io non me la sono sentita di parlare della famiglia… -
- Non importa. –
- Ma io… -
- Non importa, te lo ripeto. –
Tutta la mia indifferenza regnava in quelle due parole e me ne lasciai trasportare: - Non mi importa niente di ciò che è stato. Il passato è ormai morto. Non ha alcun modo di influenzare il presente. Quindi qualunque cosa abbia a che fare con il passato, dalle azioni più recenti a quelle più remote, non può essere un problema. Per cui non devi preoccuparti riguardo a nulla. -
Pronunciai quelle frasi senza alcun ripensamento o alcun peso. Credevo che rinnegare tutto ciò che era stato mi sarebbe pesato, ma non avevo percepito alcun rimorso. Solo dovetti impegnarmi per distogliere lo sguardo dal volto desolato di Vivy.
Il Conte mi aveva lasciato intuire che fosse stata lei la prima a dire quelle cose. Io le avevo solo imitate, infondo. Ma il volto terreo diceva tutt’altro. Possibile che invece a lei facesse così male sentirsi dire una cosa simile…? Mi nutrii del mio disinteresse e ignorai la domanda retorica.
Le voltai le spalle e sentenziai:
- Non ha senso restare attaccati con le unghie a ciò che non torna. Se vuoi essere una vera Noah devi dimenticare il passato e vivere per le uniche due dimensioni che ci appartengono, il presente e il futuro. A me non interessa altro, anche per te dovrebbe essere così. -
Poi, mi girai quanto bastava per posare gli occhi su di lei. Il suo sguardo era fermo deciso, fermo, quasi bruciante, la sua espressione fredda, la postura rigida e formale.
- Spetta a me decidere in che dimensione vivere, Tyki. -
Non potei evitarmi di ridere sonoramente:
- I miei sono solo consigli! -
Mi avviai verso la fine del corridoio senza più voltarmi indietro: - Ci vediamo presto, Vivy. – con un cenno della mano
- Già. A presto, Tyki. –
La sua voce era di nuovo cupa e desolata… Ma non mi importava…


image


image image image

image image

imageimage
imageimage
 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
23 replies since 31/7/2009, 09:50
 

load
Fast reply

 
 
 

Enable emoticons
Clickable Smilies
Show All


Nickname:      Email:



 

 
 




Fan Fic Zone

Credits Iniziative Valutazioni

Si Ringrazia Tabelle Mania per la Tabella.
© Logo by ODD Archive.
descrizione_immagine

Anti Pro Ana
Aderisci anche tu!


Stop! Chiudila
Image and video hosting by TinyPic

savetheearth
Staff prepotente? No, grazie!
Lost in a Twilight

Photobucket
Naraku no Hana Image and video hosting by TinyPic .Backstage Helper. Eternal Star Image and video hosting by TinyPic Fusioni Forum
Contest Gemellaggi



Trovate i vecchi awards QUI
Quileute~»'Cause we love W o l f Photobucket Image Hosted by ImageShack.us Image and video hosting by Vampire&Witch Forum Photobucket Vampire Lovers graphic Ben Barnes Forum //PC Photobucket {Panda Fan Fic • Il nostro forum di fan fiction; Image and video hosting by TinyPic ••Japan Official Forum•• Anita Blake Italian Forum Image and video hosting by TinyPic Alternative Life tunonpuoientrare Il Circolo dei Dannati Image and video hosting by TinyPic • LaFee ~ Fan Forum AmyLee's World Draco Malfoy; Tom Felton The land of wonders Tim Burton Italia ele • Karasu No Kasa ~ The Crow And The Umbrella
Affiliazioni
 
 
La skin è stata creata da Sky;.